Provo disagio nel tenere aperti gli occhi, preferisco immaginare, volgendo le palpebre al sole, preferisco quel caldo rosso che illusoriamente mi consola.
Ogni giorno sembra sempre più un’ombra del passato, la sensazione del cielo squarciato di netto che precede le sirene, ogni giorno si trascina silenziosamente, ogni giorno i sapori dei fumi aspri si aggrappano alle narici.Il climax bellico mondiale è ogni giorno sempre più limpido all’orizzonte, quella falsa pax democratica con cui l’europa s’è pavoneggiata per quasi cento anni è vicina al collasso. Ma non c'è problema, le nostre generazioni, cresciute a ludica violenza e romantiche armi, non si faranno problemi, come fu il patriottismo, ad amare la spettacolarità della guerra, per poi ricomprendere la nuda e millenaria verità che l’essere umano sembra conoscere e dimenticare periodicamente.
Ogni giorno, decidiamo di normalizzare, decidiamo di osservare, sì indignate, ma osservando, osservando e basta.
Appena appresa la notizia di una nuova guerra o di un’altra vittima smarrita nel marasma plutocratico, non riusciamo a ricordare, e tutto sfuma velocemente, senza avere neanche il tempo di rendercene conto, come se ci soffiasse un costante vento caldo in faccia.
Abbiamo imparato a lasciar andare in sottofondo le grida strazianti degli animali negli allevamenti di sterminio, i tonfi dei ghiacciai che si sgretolano come statue dopo miliardi di anni e la costante privazione di libertà personale spacciata per sicurezza.
Ci sentiamo continuamente ripetere “Siete giovani, è tutto nelle vostre mani”, ma cosa è rimasto nelle nostre mani se non cenere scrosciante tra le dita, forse ormai essere giovani non racchiude più tutta questa positività e prospettiva, forse ormai essere giovani significa solo avere un posto migliore nel grande spettacolo del collasso, forse ormai essere giovani non è che una silenziosa condanna.